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BLACKSTAR - Il secondo canto del cigno dei Carcass

  • HeavypediA
  • 30 ott 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

I Carcass terminano le loro attività nel 1997, immediatamente dopo alcuni concerti di promozione dell’album. Jeff Walker, Ken Owen e Regades mettono in piedi la band Blackstar, riprendendo il titolo della terza traccia di ‘Swansong’ e, come una sorta di continuazione è una naturale evoluzione conseguente allo stile trasformato dai Carcass anni addietro e l’unico album, ‘Barbed Wire Soul’ (1998) accoglie accenni blues perfettamente incastrati nel death ‘n’ roll, ormai marchio di fabbrica dei Carcass, con influenze che ricordano addirittura gli Entombed degli anni Novanta, in particolare del disco ‘Wolverine Blues’ (1993). Una caratteristica in meno rispetto ai Carcass è la dose di cupezza opprimente, che era il risultato di distorsioni massicce e accordature sottoterra (tre toni sotto la standard, in SI anziché in MI). Lo stile vocale di Jeff si ammorbidisce un po’, il growl cavernoso si tramuta in un cantato roco e grezzo che ricorda da vicino Lemmy Kilmister e Lars Goran Petrov (Entombed, di nuovo). Spariscono del tutto gli assalti grind, ovviamente, lo stile è ora incentrato su un granitico incedere mid-tempo tipicamente hard rock dal tiro micidiale e coinvolgente, con tastiere e fiati, tra cui un sax soprano ad interpretare assoli ficcanti e perfetti, in “Waste Of Space”, l’ottava bellissima traccia, carica di groove, ritmo e feeling. Il disco inizia con una rullata di batteria che ricorda tantissimo “Innuendo” dei Queen e si sente alcune volte Jeff Walker recitare la frase “the show must go on” in “Gave Up The Ghost”; probabilmente è solo una mia impressione ma il diavolo sta nei dettagli e il canto del cigno dei Queen riecheggia in alcune sfumature qui presenti, ma in modo differente e pessimistico, come se Jeff avesse voluto sottolineare che “sì ci siamo ancora, e lo spettacolo deve andare avanti ma per quanto ancora? lo spirito non c’è più, molla il colpo”. Si chiude con un saluto, alla fine del disco: col senno di poi, può essere letto con un arrivederci a mai più: “fuck you everybody, good night!” e rumori di strumenti musicali che vengono distrutti. La band si scioglie immediatamente dopo, Ken Owen viene colpito da un’emorragia cerebrale nel 1999, rimane in coma per dieci mesi. Questo spiacevole e drammatico incidente gli costerà la carriera di batterista, accuserà parecchi problemi motori al risveglio ma la sua grande passione per la musica lo porterà ad occuparsi di altro, reinventandosi come produttore di musica elettronica techno trance mediante l’uso di sintetizzatori, campionamenti digitali e strumenti decisamente differenti dal mondo del rock, come computer e drum machines. Alcuni suoi lavori hanno riscosso anche un discreto successo in patria.



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